Comune di Mortano

L’antico comune di Mortano (forse già un latifondo in epoca romana) appartenne allo Stato della Chiesa fino all’Unità d’Italia contrapposto a Santa Sofia che venne coinvolta invece nella storia politica della Toscana. Divenne comune autonomo nel maggio 1811 sotto l’amministrazione napoleonica, con il distacco da Galeata. Cent’anni dopo Benito Mussolini, da poco presidente del Consiglio dei Ministri, abolì molti piccoli comuni romagnoli tramite il Regio Decreto n°3033 del 30 dicembre 1923 ( pubblicato il 25 gennaio 1924) . Fu così che il Comune di Mortano, erede del territorio che nel Medioevo costituì lo Stato di Pondo, fu suddiviso tra Galeata, Civitella e Santa Sofia. Quest’ultimo comune già da tempo esercitava una forte attrazione territoriale dovuta anche alla continuità geografica con Mortano, perciò Santa Sofia e la componente più urbana di Mortano si saldarono definitivamente.

L’edificio di fronte a voi fu sede del municipio di Mortano a partire dal XVIII sec., dopo che il castello di Pondo era stato definitivamente abbandonato alla fine del ‘500. I ruderi medievali del Castello di Pondo, che fu uno dei fortilizi più massicci della zona, sono tuttora visibili presso Collina di Pondo. La mole del Palazzo Bianchini-Mortani, uno dei più bei palazzi gentilizi di tutto il territorio, occupa gran parte dell’area urbana di Mortano. Il palazzo sorge sul sito di un antico castello attestato a partire dal 1293 come possedimento dei discendenti del condottiero Uguccione della Faggiola e dapprima appartenne alla Chiesa di Forlimpopoli, agli abati di Sant’Ellero e ai Malatesti. Fuori le mura del palazzo si trovano le chiese di S. Francesco e di S. Filippo Neri.

Terra di confine

Il confine tra Stato Pontificio e Granducato di Toscana tagliava a metà il tessuto urbano di Mortano e Santa Sofia. È indicativo l’esempio di palazzo Fontana, non più esistente, dove bastava cambiare stanza per cambiare stato: si diceva che di qua si condivano i cibi con sale di Volterra (Toscano), di là con sale di Cervia (Pontificio).

Questo, unito alla scarsità di forza pubblica e alle molte vie di fuga disponibili, favorì il contrabbando e il brigantaggio, di cui abbiamo notizia dal ‘500 (ma probabilmente era attivo anche nei secoli precedenti) fino a tutto l’ Ottocento. Nemmeno la presenza di una dogana, documentata almeno dal ‘700 sulla strada che prosegue oltre il ponte sul Rio Pondo, riuscì a contenere i traffici illeciti: l’ultimo gruppo di case sulla strada verso Collina di Pondo si chiama ancora oggi, dal 1548, Cà dei Ladri.

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