Quartiere "Shangai"

Il nome popolare “Shangai” fa riferimento forse all’alto tasso demografico della Cina, per via della concentrazione di cittadini che qui si insediarono dopo le distruzioni del terremoto del 1918 oppure per via del boom di nascite che si registrò negli anni seguenti.

Ma potrebbe, secondo altre voci, riferirsi alla particolare architettura delle baracche provvisorie in legno che ricordava una qualche architettura esotica. Fatto sta che si tratta di un agglomerato civile di case di tipologia asismica costruite negli anni ‘20 del XX secolo in risposta alle devastazioni del recente terremoto.

Qui, come nel “Villaggio Perilli ” lungo l’attuale viale Roma, si andava delineando una nuova Santa Sofia sconvolta dalle devastazioni sismiche e più preoccupata per la sicurezza abitativa. Si trattava di edifici all’avanguardia in termini costruttivi al fine di rappresentare per la popolazione dimore definitive dopo l'esperienza delle baracche provvisorie post-terremoto (ad esempio quelle situate in piazza Mortani).

Gli edifici furono decorati da fregi sottostanti agli spioventi dei tetti e realizzati dalla “Scuola d’arte e mestieri”, di cui sopravvivono alcuni lacerti.

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