Waterbones (2024)

In occasione della 64^ edizione del Premio Campigna (2024) è stata posizionata l’opera dal titolo “Waterbones” di Loris Cecchini, un artista tra i più significativi del panorama internazionale.

La creazione di Cecchini, collocata su un maestoso albero di bagolaro del Parco della Resistenza, si confronta e si misura con l’intreccio dei rami; frutto di una sapiente complessità costruttiva, unisce l’elegante leggerezza delle forme con la lucentezza dell’acciaio specchiante.

L’aspetto dell’opera è al tempo stesso artificiale e naturale: i moduli che compongono la scultura coniugano la liscia e perfetta lucidità del manufatto alla crescita anarchica di quelle che somigliano, in qualche modo, a concrezioni spontanee, dallo sviluppo (solo apparentemente) incontrollato.

Gli elementi che compongono il lavoro sono, trasposto in formato macroscopico, ciò che gli scienziati osservano attraverso le lenti dei microscopi: dendriti, collegamenti sinaptici, connessioni neuronali.

Così, arrampicata sui rami del bagolaro, il lavoro di Cecchini somiglia a un futuristico parassita utile, quasi un lichene frutto della naturale simbiosi tra due specie: da un lato il lucido metallo dai riflessi glaciali, dall’altro il libero sviluppo della struttura che pare sempre in procinto di svilupparsi, sommando pezzi all’infinito e la cui forma sembra illusoriamente plasmata dagli elementi naturali o, forse, come suggerisce il titolo, dall’acqua che ha scarnificato l’ “osso” e ne ha rivelato la struttura.

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